Punto di vista di bside su Trans

B-Side Pride lotta per smontare l’idea che esistano due soli generi e che siano naturalmente legati a due soli sessi anatomici, perchè su questa idea si basano l’oppressione e la violenza di genere e dei generi. E’ una lotta che si svolge allo stesso tempo sul piano della cultura, della salute, delle tecnologie biomediche, dell’organizzazione sociale ed economica. Le persone trans sono in prima linea in questa lotta, ma è una lotta che in realtà riguarda tutt*, perchè anche se in modi e in misura diversa, tutt* siamo oppress* dall’imperativo sociale di adeguarci ai canoni dei due generi imposti. Per lo stesso motivo, il punto di vista trans è prezioso in tutti gli ambiti della nostra lotta e non lo releghiamo alle questioni “specificamente trans”, come troppo spesso accade.  
L’esperienza trans è molto variegata e complessa. Ci sono persone trans* che si ritrovano in immaginari non binari e che vogliono essere riconosciute come tali. Ci sono persone trans* che pur percependosi soggettivamente al di fuori della categoria binaria uomo/donna, sentono il bisogno di un riconoscimento sociale, legale o medico che qualcosa di binario ce l’ha, perchè lo desiderano o semplicemente perchè è l’unica soluzione sostenibile per loro in un  contesto sociale in cui la presentazione di genere non conforme alla norma è severamente punita. E ci sono persone trans che si percepiscono come assolutamente donne o assolutamente uomini, che sentono propria la narrativa di essere nat* nel corpo sbagliato. Sia le persone non binary che le altre possono avere bisogno e desiderio di intervenire sul loro corpo con cosmetici, ormoni, chirurgia e altro. Non rivendichiamo nessuno di questi vissuti come l’unico possibile o l’unico autentico e rifiutiamo narrative escludenti che implicitamente o esplicitamente suggeriscono che non sei “veramente” trans se non vuoi intraprendere alcuni dei passaggi medici o legali classicamente associati ad una transizione. D’altra parte, rifiutiamo quei discorsi che suggeriscono che l’identità non binaria sia in qualche modo più rivoluzionaria, più destabilizzante per il sistema dei generi, o più… “cool”. Il sistema di genere in cui viviamo si fonda sulla costruzione sociale naturalizzata che esistano “naturalmente” solo due generi,  ma anche e soprattutto sul fatto che il genere è assegnato dall’esterno a partire dal momento in cui nasci sulla base dei genitali. Uscire dalla casella assegnata alla nascita è innegabilmente destabilizzante per il sistema.
Sul piano individuale, non ci sembra abbia senso definirci “binary” / “non binary” in base alle tecnologie del corpo che decidiamo di usare o non usare, nè tanto meno in base alla percezione e lettura altrui. Sul piano collettivo, la nostra visione è anti-binaria non perchè siamo tutt* di genere fluido, ma perchè politicamente ci battiamo per costruire una cultura in cui i generi non siano imposti, in cui la creatività nell’espressione di genere non sia sanzionata, in cui le tecniche e le tecnologie biomediche siano al servizio del benessere e dell’autodeterminazione delle persone e non a sorveglianza dei confini fra “maschile” e “femminile” e a servizio del mantenimento del sistema sociale per come è. 
Vivere ed esprimere un genere diverso da quello assegnato alla nascita, o diverso dai due generi canonici, non è di per sè un processo drammatico e doloroso: sono i pregiudizi, le discriminazioni, la violenza del contesto intorno a farlo diventare tale. Lottare contro tutto questo e creare reti di solidarietà e mutuo riconoscimento trans, frocie e lelle è un  modo per far emergere la nostra euforia di genere, il piacere di esprimere il genere che sentiamo più nostro insieme alle/agli altr*, alla faccia di chi vorrebbe trasformarlo in tragedia. 
          
      
Anche il lavoro di psicologi/e che dovrebbe essere un servizio per la salute, garantito e accessibile per le persone trans come per tutt*, una risorsa di cui potersi avvalere se se ne sente il bisogno e se lo si sceglie, e non un’imposizione. 
Oggi per accedere alla chirurgia le persone trans devono ottenere l’autorizzazione di un tribunale, per avere gli ormoni devono avere la ricetta di un medico specialista, e secondo il protocollo applicato nella maggior parte d’Italia prima di averla devono necessariamente vedere uno psicologo per almeno 6 mesi. Per cambiare il sesso anagrafico e il nome, poi, bisogna affrontare un altro iter in tribunale, dove l’operazione chirurgica di rimozione degli organi riproduttivi è ancora considerata da molti giudici la “prova” decisiva. Oltre a questo le persone trans affrontano ogni giorno discriminazioni nell’accesso al lavoro, alla casa, ai servizi sanitari. 
Ci battiamo insieme: 
per essere liber@ di vederci riconosciuta la nostra identità ed espressione di genere senza discriminazioni
per essere liber@ di scegliere come attuare il nostro percorso di transizione, senza intermediari giuridici
per la gratuità delle terapie ormonali sostitutive e mantenimento di ogni trattamento medico-chirurgico, per garantire il nostro pieno benessere psico-fisico e la nostra salute sessuale 
per poter cambiare autonomamente i nostri dati anagrafici, con la sola nostra attestazione 
per trovare finalmente nel discorso pubblico e nei media rappresentazioni non pietistiche e drammatiche delle persone trans 
per fermare gli interventi medici su neonati e minori intersex! Per il diritto dei neonati intersex di vedersi assegnato un genere neutro o di non vedersi assegnato alcun genere, fino alla libera scelta dell’interessat@
per fermare ogni tipo di terapia riparativa per orientamento sessuale, identità di genere ed espressione di genere, 
per vedere rispettata l’identità trans in ogni contesto sociale, dalle scuole ai posti di lavoro al seggio elettorale ai servizi sanitari, e di conseguenza per tutti i cambiamenti necessari in questo senso nella legislazione nazionale ma anche nella legislazione locale, nell’organizzazione dei servizi, degli uffici, degli spazi, nei regolamenti, nelle prassi, nelle abitudini e nella cultura. 
per avere tutt@ accesso a casa, reddito e diritti sul lavoro! Casa e reddito sono condizioni materiali minime per il nostro benessere: un ambiente domestico ostile, il venire cacciat@ di casa per la nostra identità o la difficoltà di trovare un lavoro sono ostacoli strutturali ai nostri percorsi e alle nostre transizioni.
B Side Pride aderisce alla piattaforma per la riforma della legge 164  https://mit-italia.it/una-proposta-di-piattaforma-per-la-riforma-della-legge-164-82/          

Il punto di vista di B-Side Pride su Migrazioni, Asilo, Antirazzismo

B-side pride crede nella libertà di transitare attraverso i generi e attraverso i confini. 
Froci, lesbiche, trans, dissidenti sessuali e donne in cerca di libertà si muovono da ogni parte del mondo – che sia dal Marocco o dalla Libia o dalla provincia italiana – alla ricerca di un posto più accogliente dove vivere.
 
Nei luoghi di arrivo ricostruiscono reti di affetto e solidarietà che ci mostrano come la famiglia basata sul matrimonio e i legami di sangue non è l’unica forma di vita possibile.  
 
Le migrazioni di massa sono un processo che non si può fermare, e che affonda le radici nell’iniqua distribuzione della ricchezza fra paesi del cosiddetto Nord e Sud del mondo (e in piccolo anche fra Nord e Sud d’Italia). Questa distribuzione non equa non è dovuta a cause naturali ma agli esiti storici del colonialismo perpetrato dai paesi europei. Inoltre molte persone fuggono dalle guerre, nelle quali i paesi occidentali hanno spesso pesanti responsabilità. 

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Il primo documento di B-side verso il pride bolognese del 2019

Con questo documento, nel maggio 2019 nasce il B-side Pride dopo un lungo percorso di assemblee tra singol* e realtà eterogenee, tutt* accomunat* dal bisogno di interrogarsi su come attraversare e ripoliticizzare quel fondamentale momento di visibilità e lotta per le soggettività lgbtqia+ che è  il pride.

“B_Side Pride, un nuovo percorso di movimento LGBTIQ*+ per partecipare in maniera propositiva al Bologna Pride del 22 giugno.

Un insieme di sigle, associazioni e singol* attivist*, dopo un percorso di assemblee negli ultimi mesi, lancia uno spezzone indipendente per partecipare al Bologna Pride del 22 giugno prossimo. Il B_Side Pride si presenta con lo slogan “Ascolta anche il lato B del movimento Lesbico Gay Bi Queer Inter-Trans+ (molto spesso si rivela il migliore…)” e vuole riunire i gruppi queer e transfemministi con la parte meno rappresentata del movimento LGBT ufficiale: persone LGBTIQ* migranti, richiedenti asilo e razzializzate, persone sieropositiv*, trans*, transgender e intersex, sex worker. Si tratta di rendere visibili le lettere “più oscure” dell’acronimo LGBTIQ* e quelle che ancora mancano, in un’agenda del movimento fin troppo concentrata per decenni sui bisogni delle coppie Gay. Reddito, accesso alla salute e al welfare, permesso di soggiorno, libertà di transitare tra generi e confini sono al centro delle rivendicazioni del B_Side Pride.

A 50 anni dalla rivolta di Stonewall del 28 giugno 1969 che ha dato origine al movimento LGBTQIA*+ e dopo la manifestazione contro il World Congress of Families a Verona Città Transfemminista organizzata da NonUnadiMeno, in molt* abbiamo sentito l’esigenza di un percorso politico aperto, autorganizzato, autonomo per costruire un Pride che parta realmente dai bisogni delle soggettività: e abbiamo iniziato a farlo con assemblee e iniziative che andranno oltre il Pride. In un momento in cui si stanno affermando nel nostro Paese e nel mondo razzismo istituzionale e sociale e politiche neofondamentaliste, vogliamo mettere al centro le soggettività più colpite e riaffermare che la lotta è una sola: non possiamo separare i diritti civili lgbt dalle lotte sociali, femministe e antirazziste e dalla materialità delle vite.

Ecco l’appello politico del B_Side Pride per costruire una partecipazione autonoma al Bologna Pride il 22 giugno:

“Siamo singol*, associazioni, collettivi, reti, migranti, richiedenti asilo, razzializzate, native e terrone, studentesse/i/*, sieropositiv*, sex worker, frocie, lesbiche, trans*, intersex, non binarie e transfemministe. Abbiamo storie politiche e di partecipazione al movimento lgbtqi diverse tra loro.
Abbiamo contattato un esperto di team building per aiutarci a costruire un gruppo omogeneo, ma ha miseramente fallito. Restiamo diverse, ma abbiamo diverse cose in comune.

Siamo pro/positive e porteremo gaiamente nel pride i nostri corpi e i nostri bisogni, perché pensiamo sia una manifestazione politica dove renderli visibili.

Manifesteremo il nostro orgoglio in una città dove un tempo le froce da tutta Italia venivano perché sapevano che siamo tutte qua, perché con un lavoretto e due soldi potevamo permetterci un tetto e con il coraggio e la sfrontatezza di ognuna e di tutte abbiamo frocizzato le strade. Vogliamo che Bologna resti una città vissuta da chi ci vive, piena di spazi sociali e culturali realmente autogestiti.

A 50 anni da Stonewall vogliamo continuare a reinventare un movimento autorganizzato di liberazione di corpi, generi e sessualità. Un movimento che sappia produrre, a partire da sé e dai bisogni delle soggettività che lo costituiscono, un’analisi e una pratica per opporsi alla violenza strutturale dell’eteropatriarcato che produce anche l’omolesbotransbi fobia/negatività e la sierofobia. Non si tratta di discriminazioni da correggere, ma di una matrice eterosessuale da sovvertire.
Per questo non faremo l’elenco di tutte le cose che rivendichiamo per ogni specifica soggettività: allora come ora la lotta è una, trasversale e intersezionale.

Partiamo dalla materialità delle vite queer e dalla condizione di classe, non vogliamo separare i diritti civili dai diritti sociali e economici. Lottiamo per l’accesso a reddito e condizioni di vita e benessere sociale senza le quali i diritti civili sono carta straccia o diventano privilegi per le coppie gay “italiane”. Non baratteremo briciole di riconoscimento in cambio del nostro silenzio sulle morti nel Mediterraneo e sul regime di accesso ai diritti basato sul colore della pelle! Non aspettermo che la caccia alle streghe gender, già in atto nelle scuole e università, si diffonda e si affermi come metodo di controllo dei saperi e dei corpi!

Pensiamo che Nonunadimeno abbia mostrato che si può fare un movimento transfemminista e intersezionale, si può essere in tante e incidere socialmente e culturalmente. Basta aver voglia di fare politica: orizzontale, assembleare, autonoma, desiderante e non consociativa. A Verona Città Transfemminista abbiamo visto tutt* come potrebbe essere il nostro Pride!
Per contrastare la visione fascista, familista, razzista e antigender che si sta riaffermando a livello transnazionale, attraverseremo strade e piazze orgoglios* antirazzist* e liber* di essere noi stess*. Lo faremo il 22 Giugno al Bologna B-Side Pride e non ci fermeremo più! Venite con noi!”

Adesioni:
MIT – Movimento Identità Trans
Plus – Persone LGBT sieropositive Onlus
Laboratorio Smaschieramenti
Elastico fa/art
Collettiva Elettronika
La Mala Educación
Laboratorio L’isola
Il Barattolo
Ombre rosse
Ryno

Successive adesioni:

Noialtre
Pride Off Rimini
Non Collettivo Queer Genova
Link Forlì
Urania frocia Zquat Firenze
Silvia Calderoni
The right to provoke
Stefania Alos Pedretti
Brigata della pace