Il nuovo calendario di B-side Pride verso l’assemblea nazioAnale della rete transfemminista queer 7/8 novembre

Nel lungo periodo in cui non abbiamo potuto incontrarci per le restrizioni imposte dal Covid-19, il B-side pride ha scelto di porre al centro della sua analisi la questione della cura; al centro delle sue pratiche, quella del mutualismo (https://bsidepride.noblogs.org/risorse-aiuti-mutualismo-queer-nella-pandemia/).
Agire mutualismo e solidarietà queer, oltre che rispondere alla necessità materiale di scambiare risorse, cibo, denaro, ha una forte valenza politica: rendere visibili parentele spurie, reti di affetto e sociali non familistiche e non di sangue. In questa pagina trovi le principali iniziative di mutualismo queer in campo a Bologna. Per questo abbiamo avviato diverse iniziative, dalla redistribuzione di computer, al crowdfunding “Pane, paillettes e connessione”, tuttora attivo ( Pane, Paillettes e connessione. Sostieni le persone lgbitq in difficoltà economica nella crisi Covid (Raccolta fondi/cassa mutua di B-Side Pride)

Le soggettività Lgbtiqueer* non chiedono solo riconoscimento, ma redistribuzione di reddito e risorse, perché l’esclusione e la discriminazione producono effetti materiali sulle nostre vite.

Il 27 giugno (https://bsidepride.noblogs.org/post/2020/06/21/b-side-pride-piazza-tfq-27g-2020/ ), siamo finalmente sces* in piazza numeros* dando vita ad un pride transfemminista che portasse nello spazio pubblico l’Orgoglio per i nostri legami queer, che sono reti, sfamiglie, altre intimità, parentele spurie di affinità e resistenza, formazioni sociali che non riproducono la famiglia eterosessuale.
Abbiamo portato in piazza le nostre rivendicazioni e le nostre lotte: dalla lotta alla violenza di genere e dei generi a quella contro lo stigma che colpisce sex worker e persone sieropositive, dalla depatologizzazione delle transizioni e delle vite trans e non binarie alla solidarietà con il movimento Black Lives Matter e con tutte le resistenze queer, femministe, antirazziste, antifasciste globali.

Il transfemminismo rompe le certezze delle relazioni su cui si basa la società patriarcale, restituendo relazioni inedite, favolose e dissidenti. Per questo siamo scese ancora una volta in piazza il 27 luglio (https://bsidepride.noblogs.org/post/2020/07/09/gender-panic-molto-piu-di-zan-11-luglio-a-bologna/ ) per dire la nostra sulla legge su omolesbotransfobia: non ci interessa l’inasprimento delle pene a costo zero, vogliamo vedere riconosciuta la natura sistemica della violenza (l’eterosessualità obbligatoria) e chiediamo interventi strutturali per sradicarla a partire da educazione e prevenzione. Inoltre, la discriminazione non è un fatto meramente culturale, produce disuguaglianza sociale e materiale, per questo chiediamo reddito di autodeterminazione e accesso a salute, casa, istruzione per ognun*: per transitare fuori dai vincoli famigliari, patriarcali e omosociali.

Tutto questo nell’ambito del Coordinamento nazioAnale dei Pride tfq , che ha condotto ad una cornice nazionale condivisa di analisi, lotte e pratiche con cui lelle, froce, trans*, e molte realtà tfq territoriali sono sces* in piazza con tanti pride tfq in diverse città d’Italia (https://bsidepride.noblogs.org/post/2020/06/23/verso-un-pride-transfemminista-queer/ e  https://marciona.noblogs.org/post/2020/06/06/coordinamento-pride-transfemminista-queer-2020/). Una rete nata durante la pandemia, che ha incentrato da subito le sue analisi e le sue pratiche sui temi della cura e del mutualismo oltre che sulla messa in discussione della presa di parola queer nello spazio pubblico, a partire dalla forma del Pride, dal suo valore storico e dalla portata che ha assunto ai nostri giorni, anche nella narrazione mainstream e nei modi in cui viene inteso nello stesso movimento lgbtqi+.

Questa rete terrà la sua prima assemblea nazioanale a Bologna il 7 e 8 novembre, in cui discuteremo dei temi che hanno animato l’assemblea B-side dalla sua nascita e a partire dalla cesura rappresentata dalla pandemia, in una due giorni di workshop, laboratori e assemblee.

Pensiamo sia giunto il momento di incontrarci tutt* per continuare a discutere insieme di cura, a partire da una restituzione dei percorsi di mutualismo avviati e dalla pratica dell’autoinchiesta dei bisogni, per rilanciare queste iniziative e raccogliere nuove energie che continuino ad alimentare una solidarietà queer nella perdurante pandemia.

Pensiamo inoltre che sia necessario discutere su come prendere parola come queer nello spazio pubblico a partire dalla riflessione e dal dibattito in corso sul ddl Zan.

Tutto ciò guardando alla costruzione collettiva della due giorni transfemminista queer del 7 e 8 novembre, che avrà al centro proprio questi temi nel più ampio contesto della rete nazioAnale tfq.

Invitiamo tutt* a prendere parte a questo percorso:

  • assemblea pubblica 17 ottobre alle 14 al circolo Guernelli in via Antonio Gandusio, 6,

La chiusura dell’assemblea sarà fluida: chi vuole potrà rimanere al circolo Guernelli fino all’orario disponibile, ovvero le 20, altrimenti alle 17 si invita alla partecipazione a https://www.facebook.com/coordinamentomigranti.bologna.7

  • assemblea pubblica 24 ottobre, circolo Guernelli in via Antonio Gandusio, 6,
  • Due giorni della rete nazioaNale transfemminista queer sabato 7 e domenica 8 novembre

Pane, paillettes e connessione FAQ & materiale

In questo volantino ci sono le risposte alle domande frequenti sul funzionamento della cassa mutua e dei “Grani”, la moneta complementare con cui puoi fare la spesa:

Benvenut in Pane, Paillettes e Connessione

Questo è un volantino da appendere e distribuire liberamente, per far conoscere la cassa mutua Pane, paillettes e connessione:

volantino crowdfunding qrcode

 

Scuola di lingue e intercultura LGBITQ+, da settembre di nuovo LIVE!

Dal 15 settembre la scuola non è più on line ma dal vivo! E abbiamo deciso di aggiungere il livello intermedio di italiano.

  • Italiano base (martedì 18-19.30, dal 15 settembre)
  • Italiano Intermedio (martedì 18-19.30., dal 15 settembre)
  • Arabo base (giorno ancora da decidere, inizio lezioni ottobre)

Sei una persona LGBIT? Vuoi fare conversazione, lezione di italiano e scambio di lingue? Scrivici! bsidepride[at]inventati[punto]org

Per saperne di più sulla nostra scuola di lingue leggi questo. To know more about the school read this.

Il Campo Innocente a Santarcangelo 2050

Il Campo Innocente  è un blog, un assemblaggio, una collettività che “raccoglie l’azione di artist* e lavorator* dello spettacolo che pongono la questione della violenza, del sessismo e della precarietà nel mondo artistico”. A Santarcangelo Festival 2050 si  è tenuto il primo incontro in presenza e vale la pena vederlo e ascoltarlo tutto!

Qui potete leggere il primo post del progetto, uscito il 15 Luglio 2020 in occasione della riapertura del sistema arte e spettacolo:

COME STIAMO | Kit di pronta emergenza da portare con sé in caso di improvvisa ripartenza del sistema arte e spettacolo in era post-pandemica

 

QUI IL VIDEO della diretta Facebook:

VERSO UN PRIDE TRANSFEMMINISTA QUEER

 

 

Nel corso della stagione pride 2019, in molte città sono nati, nelle forme più diverse, pride transfemministi queer e critici animati tutti, come a Bologna il B-side Pride, dal comune obiettivo di ripoliticizzare la forma pride nello spirito di Stonewall, il cui cinquantesimo anniversario ricorreva proprio il 28 giugno 2019.

Nell’autunno 2019, molte delle realtà e singol* che avevano dato vita a questa onda critica si sono ritrovate nel contesto di Marciona 2020, a Milano, con lo scopo di costruire nuove relazioni a partire dalla spontanea convergenza di contenuti e di pratiche.

 
  1. IL PRIDE È RIVOLTA
  2. LA CURA È UNA LOTTA POLITICA
  3. OLTRE L’OMOTRANSFOBIA, CONTRO L’ETEROPATRIARCATO
  4. IL LAVORO SESSUALE È LAVORO
  5. UN PRIDE QUEER È UN PRIDE ANTIRAZZISTA
  6. NON ESISTONO DIRITTI CIVILI SENZA REDISTRIBUZIONE
  7. L’ISTRUZIONE È FONDAMENTALE
  8. IL PRIDE QUEER È ANTISPECISTA E AMBIENTALISTA
  9. LE TECNOLOGIE QUEER SONO AUTOGESTITE
  10. CALENDARIO PRIDE TFQ 2020

B-Side PRIDE Piazza TFQ 27G 2020

Evento FB

Il B-Side Pride invita tutt* a costruire per il 27 giugno, in piazza
Nettuno alle 13.30, una piazza del Pride favolosa, antirazzista, intersezionale, degenere, puttana, frocia, lella e trans non binaria, sierocoinvolta.

COMUNICATO STAMPA:

Dopo aver già attraversato il Pride bolognese nel 2019 e dopo una lunga serie di iniziative avviate nell’ultimo anno e durante la pandemia, B -Side Pride torna in piazza per fare del Pride una manifestazione politica per i diritti civili e sociali delle persone LGBTIA+queer: l’appuntamento è sabato 27 giugno in piazza Nettuno alle 13.30. Si suseguiranno parole, musica, suoni, performance artistiche.
La rete di singol*, associazioni, collettivi, reti, migranti, richiedenti asilo, razzializzate, native e terrone, studentesse/i/, sieropositiv, sex worker, frocie, lesbiche, trans*, intersex, non binarie e transfemministe è nata per reinventare un movimento autorganizzato di liberazione di corpi, generi e sessualità. A partire da sé e dai bisogni delle soggettività costruiamo un’analisi e una pratica per opporci alla violenza strutturale eteropatriarcale attraverso una politica orizzontale, assembleare, autonoma, desiderante e non consociativa. Durante la pandemia e nella crisi che ha generato abbiamo agito solidarietà queer e mutualismo, distribuendo cibo, farmaci, risorse, connessione internet a quant* erano senza lavoro, senza reddito o isolat*.
Ora torniamo in piazza per rivendicare: un modello di salute pubblica basato su medicina territoriale e preventiva, con il coinvolgimento dei servizi community based; centralità della salute e della riproduzione sociale, contro la produzione e il profitto; una scuola pubblica in grado di educare alle differenze, alla salute e alle libere affettività; un permesso di soggiorno europeo slegato da lavoro e famiglia e lo ius culturae; maggiori interventi specifici per rifugiat* LGBTIQ+ che ne garantiscano libertà di autodeterminazione; il superamento della legge 164 sulla transizione per una piena depatologizzazione; interventi e risorse contro la violenza di genere e dei generi (non ci interessa un aumento delle pene ma piuttosto un cambiamento culturale e sociale). Siamo contro la violenza di generi e confini, vogliamo cambiare questo mond e ci uniamo al grido transfemminista intersezionale che si alza dal nord Africa al Rojava, dall’America Latina al movimento Black Lives Matter, alla Palestina.
Sarà una piazza safer, nel rispetto della salute e della cura collettiva, attraversabile da corpi diversamente vulnerabili, come condiviso nel coordinamento transfemminista queer 2020 Marciona che organizza iniziative Pride a Milano, Bergamo, Torino, Genova,nei loghi più colpiti dalla pandemia. Segneremo con creatività lo spazio consensuale tra i corpi, per rendere safer la piazza, riappropriandoci in forma queer dei dispositivi di protezione individuale in modo da trasformarli in tecnologie di prevenzione e autocura collettiva.

DOCUMENTO E CONVOCAZIONE DI PIAZZA:

Il #27G (e dintorni) è la data che abbiamo scelto in rete con >>

MMARCIONA: VERSO UN PRIDE TRANSFEMMINISTA QUEER

La pandemia e la crisi che ha generato hanno acuito la precarietà per tuttu, come queer (froce, lelle trans*, lgbtiq+, sex worker, rifugiat*, razzializzate) ci siamo ritrovat* invisibilizzate dalle retoriche e dalle politiche familiste e paternaliste con cui la crisi è stata gestita. Come queer ci mancano cose materiali e immateriali ugualmente essenziali: cibo, reddito, accesso alla salute, la socialità frocia, lo spazio pubblico, le piazze, il cruising, l’incontro dei corpi nello spazio pubblico, la comunità politica nella quale potersi riconoscere che no, non è la nazione bianca eterosessuale. Per questo sentiamo l’esigenza di connetterci, di agire mutualismo e solidarietà queer e di ricostruire, a partire dal #27G, uno spazio pubblico dove incontrarci e lottare insieme.

Per questo il #Pride diventa per noi più che mai l’Orgoglio per i nostri legami queer, che sono reti, sfamiglie, altre intimità, parentele spurie di affinità e resistenza, formazioni sociali che non riproducono la famiglia eterosessuale.

Prepariamo e agiamo da subito la lotta della vita contro il profitto,
della cura contro la selezione, del desiderio contro la paura e ci
connettiamo alle richieste di reddito di autodeterminazione, accesso alla salute pubblica per tutt*, diritto a lavorare in sicurezza,
autorganizzazione della cura e riconoscimento del lavoro di riproduzione sociale come centrale. Perché non si tratta di sperare in un ritorno alla normalità, che per noi era il problema, si tratta di ripensare le basi della ri/produzione sociale ed ecologica. Anche per questo ci sentiamo in connessione e aderiamo alla piazza di #NonUnaDiMeno del 26 giugno ✹ Torniamo nelle strade. Ci riprendiamo tutto ✹ Bologna

Siamo in piazza contro la violenza di genere e dei generi!
La violenza è strutturale: l’eteropatriarcato è alla base della cultura
capitalistica e colonialista e garantisce l’organizzazione della società secondo rapporti di sfruttamento che rispondono alle logiche del profitto. Il transfemminismo rompe le certezze delle relazioni su cui si basa la società patriarcale, restituendo relazioni inedite, favolose e dissidenti. Per questo crediamo che sia importante discutere della legge su omolesbotransfobia: non ci interessa l’inasprimento delle pene a costo zero, vogliamo vedere riconosciuta la natura sistemica della violenza (l’eterosessualità obbligatoria) e chiediamo interventi strutturali per sradicarla a partire da educazione e prevenzione. Inoltre, la discriminazione non è un fatto meramente culturale, produce disuguaglianza sociale e materiale, per questo chiediamo reddito di autodeterminazione e accesso a salute, casa, istruzione per ognun*: per transitare fuori dai vincoli famigliari, patriarcali e omosociali.

Siamo in piazza per la depatologizzazione delle transizioni e delle vite trans e non binarie: superiamo la legge 164!

Siamo in piazza in solidarietà con il movimento Black Lives Matter e con tutte le resistenze queer, femministe, antirazziste, antifasciste
globali, dal Rojava alla Palestina al Brasile. Qui e ora combattiamo contro il razzismo sistemico e istituzionale e in alleanza con le soggettività lgbtiqueer migranti e razzializzate: vogliamo l’abolizione delle legislazione razzista e securitaria, permesso di soggiorno europeo, decolonizzazione della cultura e della società.

Siamo sierocoivolte e da questa prospettiva guardiamo alla salute: il ruolo dei servizi di prossimità e community-based nella cura dell’hiv e la lezione post pandemia fanno emergere la necessità di un ripensamento del welfare nazionale e regionale. Che si tratti di medicina territoriale, preventiva di residenze anziani, salute mentale, carceri, strutture di accoglienza va superata la visione disciplinare che crea spazi separati in cui isolare e concentrare “l’Utente”. Chiediamo accesso alla salute pubblica, alla prevenzione, alle terapie senza discriminazioni per le persone trans, razzializzate e marginalizzate. Lottiamo contro lo stigma che ancora ci colpisce come sieropositive.

Lottiamo contro lo stigma che ancora ci colpisce come puttane. Siamo libere di sperimentare le nostre sessualità in relazioni multiple. Il sex work è un “lavoro” e prima di tutto è un lavoro di/del genere perché la relazione di cura/seduzione che si costruisce è parte del servizio che viene venduto. Il sex work è lavoro e come tale necessita di diritti e tutele: più viene invisibilizzato, maggiore è la violenza verso chi lavora. Le leggi attuali sono insufficienti perché criminalizzano la nostra attività e quindi i nostri corpi, per questo lottiamo per la totale autodeterminazione e decriminalizzazione del sex work.

Sarà una piazza “statica”, safer, nel rispetto della salute e della cura collettiva, come condiviso anche a livello di tutto il coordinamento transfemminista queer 2020 Marciona. Quindi useremo la nostra creatività per segnare lo spazio, per rendere safer la piazza, riappropriandoci in forma queer dei dispositivi di protezione individuale in modo da trasformarli in tecnologie di prevenzione e autocura collettiva.

La piazza sarà safer e attraversabile da tutt*, batterà al ritmo delle
nostre rivendicazioni e dei suoni di WoWo , RYF, Miss Schneider (Erica Jane Schneider), Favolosa Corale WannaQueer e StaMurga – Ottimista e antifascista

 

Hormony – La sua più grande volontà di godere

Eccoci a dare supporto a un progetto godereccio! Si chiama Hormony ed è un blog favoloso!

Riportiamo qui lo statement “Che roba è Hormony?” e invitiamo tuttu a contribuire!

Hormony spunta fuori un pomeriggio di febbraio. Concepita nel peccato, mai partorita, ha un sacco di madri, sorelle, amiche, compagne, ma nessun genitore. Più che nascere, si materializza. Più che farsi materia, si fa desiderio. Ma non quello delle fiabe, quello che esprimi davanti a un cielo stellato. 
Hormony ha un corpo umido, grasso, voluttuoso. Può essere invocata gemendo, ansimando o schioccando la lingua. E’ pigra. Disprezza il lavoro. Non sopporta le gerarchie. 
 
La
 
Sua
 
Più grande
 
Volontà
 
È
 
GODERE
 
Morirà, prima o poi. Ma, intanto, che gran vita cazzo. 
 
  • cosa NON è hormony? 
Non è un libretto di istruzioni. Non insegna come godere, non promuove posizioni.
Non vende nessuna verità, non dà nessuna certezza.
Puoi godere come, quando e quanto vuoi, o non farlo proprio.
 
  • a chi parla?
A chiunque non si riconosca nelle narrazioni dominanti sulla sessualità, sull’erotismo, sul desiderio.
A chi vuole eccitarsi e godere, infilandosi nei meandri dell’esplorazione del corpo tutto e dei corpi tutti.
A chi ha intenzione di scoprire e riscoprire i meravigliosi e numerosi mondi in cui perdersi oltrepassando le porte del piacere.
A chi ha bisogno di rimpire la testa di aria, avvolgere il ventre nelle fiamme, inzupparsi nei fluidi del corpo.
 
  • cosa prova a raccontare? 
Hormony racconta storielle, pensieri, a volte pettegolezzi. Parla di sesso e d’amore, di corpi e di desideri, spesso/anche? di frustrazioni. 
Mette in comune le storie vissute o immaginate liberandole dalle costrizioni, dagli imbarazzi, dalle imposizioni, dalle aspettative.
Ragiona poco col cervello e molto con la vulva, ogni tanto ci butta pure in mezzo il cuore. Di far riflettere non le interessa un granchéPreferisce stuzzicare, ammiccare, eccitare. Per farci mollare gli ormeggi, varcare i limiti, guadagnare le profondità. 
 
  • con che linguaggio?
Il giorno della nascita di Hormony ci siamo dette che non stava a noi affibbiarle un genere, decidere della sua identità sessuale, stabilire se fosse una “lei”un “lui” o un *. Lei, d’altra parte, era così piccola. E noi? Chi cazzo eravamo noi?
Quel giorno abbiamo deciso che avremmo usato un linguaggio diverso, inclusivo, non discriminante, neutro. Ma quando abbiamo iniziato a mettere su carta le nostre voglie, le nostre perversioni e i nostri desideri, ci siamo accorte che quel neutro non ci bastava, non poteva esprimere la varietà delle nostre fantasie, la moltitudine delle nostre identità. 
 
Per fortuna Paul Preciado ci è venuto in aiuto:
    
“Il punto non è privilegiare un suffisso (femminile o neutro) per promuovere un’azione di discriminazione positiva, o inventarsi un nuovo pronome che possa sfuggire al dominio maschile e che possa designare una posizione enunciativa innocente, un’origine nuova e pura della ragione, un punto zero da cui dovrebbe nascere una voce politica senza macchia. A dover essere messe in crisi sono le tecnologie di scrittura del sesso e del genere, e le loro istituzioni. Non si tratta di sostituire un termine con un altro. Non si tratta di sbarazzarci delle marche di genere o dei riferimenti all’eterosessualità, ma di modificare le posizioni enunciative” 
P. Preciado – Manifesto Contra-sessuale
 
Per questo abbiamo deciso di partire da “posizioni enunciative rovesciate”.
Vale a dire: non c’è uniformità nei linguaggi in cui sono elaborati i contenuti di tutti i filoni Hormony (diari, racconti, poesie, poRcast…) perché nessuna scelta stilistica (femminile universale, “u” neutra, asterisc*, pronome plurale “loro”, perifrasi neutralizzanti…) di per sé è in grado di smontare la costruzione delle soggettività nel sistema eterosessuale naturalizzato e restituire una presa di parola pura delle devianze, delle non conformità, delle marginalità. Piuttosto, quello che cerchiamo di decostruire, smontare e mettere in crisi sono le strutture che istituiscono quel linguaggio, partendo da posizioni di deriva, di eccedenza, di superamento, raccontando pratiche impronunciabili e scabrose oltré i tabù, descrivendo immaginari non stereotipati, o magari stereotipati ma consensuali, e sganciati dal canone eteronormato, ridisegnando le relazioni (dentro e fuori dal letto) e mettendo in discussione il processo di formazione delle nostre fantasie, dei nostri desideri, della nostra sessualità. 
 
Ecco perchè Hormony, adesso, si identifica con il pronome femminile. 
Ma se improvvisamente ci chiedesse di passare al “lui”, così come al “loro” o a nessun pronome in favore di arzigogolate costruzioni sintattiche, noi, in un battito di ciglia, faremmo esattamente ciò che vuole.

Uniporn.tv – porno etico e indipendente

E’ nata la prima piattaforma italiana di porno etico e indipendente Uniporn.tv!

Invitiamo ad esplorare questo rivoluzionario esperimento con tanta riconoscenza per chi ci lavora, rischiando grosso in questo paese dove la legislazione sulla pornografia è estremamente repressiva…

Riportiamo la sezione “etica” del sito e vi invitiamo a seguire il blog!

Cosa vuol dire etico e indipendente?

Per noi la pornografia non è solo uno strumento di piacere, ma anche un mezzo fondamentale per costruire una cultura del consenso. Per farlo, è necessario che racconti diversi punti di vista e che le norme classiche della cinematografia, dalle riprese ai plot stessi, vengano rivoluzionate. Affinché ogni narrazione del desiderio possa avere spazio, primo passo è garantire il legittimo riconoscimento economico e professionale alle persone che lavorano in questo settore. Crediamo che il desiderio e il piacere abbiano forme incontenibili e appartengano a tutti i corpi.
Per questi motivi, il nostro catalogo ospita unicamente film in cui le persone che hanno lavorato alla produzione e alla post produzione lo abbiano fatto in condizioni di sicurezza, con assoluta consensualità e dietro un giusto riconoscimento economico. Non accettiamo nella nostra piattaforma alcuna forma di discriminazione su base razziale, economica, di genere e sesso, abilità fisica, età, credo politico o religioso. Per noi il piacere è di tutti, e può avere infinite forme.
Uniporn.TV non chiede alcuna esclusiva di distribuzione. L’autore/autrice sarà libero di veicolare come meglio crede la propria opera. Il portale viene concepito come uno strumento di sostegno alle produzioni indipendenti. Sarà interesse comune della Redazione e dell’autore/autrice trovare possibili forme di coordinazione circa i rispettivi meccanismi distributivi.

Chi siamo?

Dietro Uniporn.TV ci sono corpi di persone convinte che la pornografia sia uno spazio di divertimento. Siamo attivist* e professionist* del mondo della produzione e della distribuzione culturale indipendente, impegnat* nella costruzione di un immaginario di libertà che possa trasformare il presente.

Perché una piattaforma?

Solamente la dimensione della piattaforma, rete di connessione e scambio, permette a molti registi di presentare i propri diversi punti di vista e agli utenti di ricercare ciò che preferiscono. Senza caratterizzazioni stilistiche prevalenti, crediamo che ogni voce possa avere un ruolo fondamentale, ma solo se inserita all’interno di una dimensione corale.

Come posso accedere ai video?

Uniporn.TV si basa sull’accessibilità. Per accedere ai nostri contenuti è necessario sottoscrivere una quota minima che permette di sostenere il lavoro delle persone che vi hanno investito la propria professionalità. Su questa piattaforma non troverai contenuti gratuiti. Non perché non crediamo nel DIY e nell’home-made, ma perché in questo spazio il riconoscimento economico fa parte della tutela delle e dei lavoratori.

Let’s stay connected! Ti serve un computer? Vuoi donare un computer? Leggi qui!

Con il progetto Paillettes e Connessione B-Side Pride vuole creare una rete di mutuo aiuto fra persone trans, non binarie, gay, lesbiche, queer, intersex nella crisi economica e sanitaria del Covid-19.
Avere un computer e una buona connessione internet è un bisogno fondamentale, sia per coltivare le proprie relazioni che per fare politica, per formarsi e informarsi, per lavorare o cercare lavoro, per accedere ai servizi e ai sussidi pubblici e alle informazioni utili a per far valere i propri diritti.
Oltre alla raccolta fondi, abbiamo cercato di organizzare un sistema che permette a chi ha un computer portatile di rigenerarlo in autonomia utilizzando software libero e di metterlo a disposizione di qualcuno che ne ha bisogno. 
Il computer può essere anche molto vecchio e pieno di virus, basta che la parte hardware funzioni.
Chiunque voglia utilizzare queste istruzioni per replicare il progetto in altre città è benvenut@ (e se ci scrivete e ci raccontate come è andata ci fa molto piacere). 
Qui sotto ci sono le informazioni per chi vuole ricevere un computer e per chi vuole donarlo. 

Continue reading “Let’s stay connected! Ti serve un computer? Vuoi donare un computer? Leggi qui!”

Il Campo Innocente: COME STIAMO | Kit di pronta emergenza da portare con sé in caso di improvvisa ripartenza del sistema arte e spettacolo in era post-pandemica

Qui trovate un fondamentale intervento sulla riapertura dei teatri e sull’importanza di dire no. Proprio oggi, infatti, riparte il mondo dell’arte ma con grosse disparità materiali, tanto da portare tant* compagn* del settore a prendere parola (femminista e transfemminista) per dare visibilità e dignità a tuttu quellu che non potranno partecipare a questa “celebrazione”…

Ecco qui il testo di Il Campo Innocente, blog che

raccoglie l’azione di artist* e lavorator* dello spettacolo che pongono la questione della violenza, del sessismo e della precarietà nel mondo artistico.

(Qui la loro pagina FB)

COME STIAMO | Kit di pronta emergenza da portare con sé in caso di improvvisa ripartenza del sistema arte e spettacolo in era post-pandemica

 
Descrizione Immagine: al centro dell’immagine appare la parola NO scritta maiuscola in nero. Sullo sfondo diverse sfumature di azzurro, verde e lilla in tinte pastello.

Come stiamo? Bene, no.

Lunedì 15 giugno i teatri e i centri per l’arte dal vivo riaprono. A tutti i costi? A quale costo?  Ripartire, ma come? A dire la verità, non ci siamo mai veramente fermat_ nel produrre materiali artistici – a volte d’intrattenimento, a volte di approfondimento, a volte per puro piacere narcisista –, sempre in 2D. Ora che il carbone tornerà a bruciare nella locomotiva e tutto riprenderà come prima, posso immaginare che: alcun_ saranno sedut_ in prima classe, altr_ in seconda e altr_ ancora a inseguire il treno di corsa.

Se prima di 100 lavoravano in 10, ora saremo ancora meno: chi è da sol_ in scena? Chi ha formati “più snelli”? Chi è un nome? Di certo chi riuscirà ad adattare i lavori. E tutto il resto? Senza nuovi finanziamenti pubblici e senza misure di reddito, che cosa accadrà?

Allora bene, no: al lavoro a tutti i costi, al fare senza condizioni. Vorrei dire no se altr_ non hanno alcuna scelta, se tant_ non sono neanche interpellat_. Vorrei dire no ma non vorrei essere sol_. 

Il virus è corpo mescolato a corpi altri, umani e non umani – mi insegna che parlare in termini corporativi non serve a niente: il lavoro artistico non è un’eccezione, non è migliore di altri, non si merita di più. Preferirei non avere diritti e riconoscimenti che si fondano su criteri escludenti – non vogliamo albi professionali né categorie settoriali.

La pandemia ha scatenato la più visibile crisi della cura mai verificata e – d’improvviso – tutti i lavori di riproduzione sono diventati indispensabili: chi cura i corpi dell_ altr_, chi si prende cura del corpo dell’altr_, chi consegna il cibo, nelle case, in bici, nei supermercati, nei magazzini, chi insegna a scuola, chi si occupa di bambine e bambini, chi scrive, chi svolge il lavoro domestico, il lavoro invisibile, il lavoro sociale, il lavoro sessuale, il lavoro relazionale.

Il “mondo dell’arte” non è un altro mondo.

Non è un mondo a parte, stando “a parte” non capiremo nulla, non otterremo nulla. Tu che fai per vivere? Solo l’artista? Lavoro come interprete, creo progetti miei, conduco seminari e laboratori, faccio progetti nelle scuole e didattica diffusa, faccio traduzioni, scrivo, lavoro al bar, al ristorante, nei catering, faccio musica, grafica, l_ camerier_, babysitter, ricerca all’università, l_ tecnic_ luci. Faccio l’artista, anche. È tempo forse di riunire i mondi? È tempo di un’ecologia politica femminista dell’arte: l’economia di chi fa arte è un’economia composita. Invece di nasconderlo, potrebbe essere l’inizio per costruire alleanze tra ecosistemi.

Vorrei che i soldi delle residenze e delle produzioni, dei bandi e dei circuiti venissero investiti per permetterci di fare ricerca, perché questo tempo non lo conosciamo e se non lo attraversiamo e pratichiamo saremo sempre più lontan_ dal resto del mondo. Vorrei che questo tempo venisse usato per permettere a tutto il comparto tecnico di studiare e aggiornarsi sotto compenso. I ritmi della produzione artistica sono lunghi (possono voler essere lunghi), che il mercato rispetti questi tempi senza imporre i suoi. Visto che stiamo modificando i teatri, staccando sedie e compiendo costosissime disinfestazioni, perchè non usare questo tempo per mettere finalmente i teatri a norma secondo le regole di sicurezza e accessibilità per poi poter accogliere tutt_ lavorator_? 

Vorrei che la ripartenza venisse pensata non sulla prestazione dei corpi più prestanti ma su quella di chi, nel fisico o nel cuore, necessita di altri ritmi e altre cautele. Nella pandemia e nella postpandemia non siamo tutt_ espost_ e vulnerabili allo stesso modo e nella stessa misura, asimmetrie e diseguaglianze diventano anzi più forti: donne, persone trans, non binarie, non bianche, razzializzate, disabili, malate non sono espost_ allo stesso modo di altri soggetti. 

Vorrei anche che non si pensasse solo al pubblico atletico ma anche a quello che, ad oggi, non può uscire di casa e non potrà nemmeno dopo il 15 giugno. Per chi facciamo spettacolo? Vogliamo veramente che solo persone privilegiate possano fruire delle nostre opere? 

E a proposito di privilegi, non posso ignorare la mancanza di accesso, inclusione e relazione con lavoratori/trici dello spettacolo ner_ e razzializzat_ nel teatro, nella danza e nelle arti dal vivo in Italia. L’arte non è un campo innocente nemmeno in termini di razzismo e di privilegio bianco. Di questo continuerò a parlare.

Sempre, ma da ora in poi a maggior ragione, preferirei che non venisse data per scontata la mia disponibilità, il mio tempo, le mie economie, il mio posizionamento etico-politico, le mie condizioni di salute, senza preoccuparsi di chiedere prima. Preferirei non essere coinvolt_ in progetti con il sottile ricatto di un’emergenza (ti prego non so come fare, scusami è successo all’improvviso, se dici no mi lasci nella merda) senza lasciarmi spazio di libera scelta. Preferirei non compilare una domanda di partecipazione a un bando “compatibile con il contesto dettato dalle condizioni di emergenza Covid-19”, che tanto qualcosa ci inventiamo e quell’idea che avevamo magari un’altra volta. 

Preferirei quest’anno fare solo ricerca e prove. I teatri, i festival, gli spazi di ricerca, di produzione e di residenza, le istituzioni culturali di prossimità – formali e informali – potranno farsi carico di tutto questo? Potranno farsi carico di tutte e di ciascun_? Potranno farsi carico di tutta la filiera, di tutte le disuguaglianze, degli spettacoli interrotti, di quelli saltati, di quelli mai provati ma programmati, delle maternità non tutelate in post-pandemia, dei nostri affitti non pagati, dell’incertezza del futuro, dei corpi più fragili e più esposti, dei soggetti più vulnerabili e marginalizzati, delle compagnie più periferiche? 

Servono misure di reddito, serve aprire, spostare e allargare per tutt_ e per ciascun_ i confini di un welfare troppo stretto. Servono pratiche di mutualismo perché la precarietà, l’intermittenza e il ricatto saranno sempre più violenti ed escludenti nella crisi post-pandemica. Vogliamo arte e cultura pubbliche. Vogliamo il diritto al reddito per tutto il lavoro non pagato che stiamo già svolgendo, che abbiamo sempre fatto: non siamo in debito, non lo siamo mai stat_. 

E quindi ripartire a tutti i costi e fare finta che non sia successo niente? 

Bene, no. Preferirei di no